Due giorni di sperimentazione, osservazione e confronto internazionale per aiutare ogni studente a conoscersi oggi per scegliere domani
Il 1° e 2 ottobre 2026, l’IIS Majorana-Maitani di Orvieto ha ospitato una nuova tappa del progetto Erasmus+
The Growth Garden: Cultivating Potential in Every Learner (codice 2025-1-NO01-KA210-SCH-000358980), un partenariato su piccola scala che mette al centro l’inclusione, la valorizzazione delle differenze e lo sviluppo di strumenti innovativi per l’orientamento scolastico.
Il progetto nasce dalla consapevolezza che ogni studente possiede potenzialità, interessi e talenti che non sempre riescono a emergere nei percorsi didattici tradizionali. L’attenzione è rivolta in particolare agli studenti che incontrano difficoltà nella lettura e nella scrittura, per i quali è fondamentale predisporre contesti di apprendimento accessibili, capaci di valorizzare le risorse individuali e di ridurre il rischio di insuccesso e abbandono scolastico.
Il partenariato riunisce quattro realtà europee:
- Riska Ungdomsskole (Norvegia), scuola coordinatrice del progetto, con sede a Stavanger;
- IIS Majorana-Maitani di Orvieto (Italia), impegnato nell’innovazione didattica e nella sperimentazione di pratiche inclusive;
- Associazione ADi (Italia), partner strategico per la formazione dei docenti, la riflessione metodologica e la diffusione delle buone pratiche;
- Sredno Uchilishte “Filip Stanislavov” di Sofia (Bulgaria), scuola partner coinvolta nella sperimentazione e nell’adattamento delle attività didattiche.
Il Lesson Study: osservare per comprendere e migliorare

Il cuore metodologico del progetto è il Lesson Study, un approccio collaborativo alla ricerca e al miglioramento della pratica didattica. Gli insegnanti progettano insieme una lezione, la sperimentano in classe, osservano le risposte degli studenti e analizzano collegialmente le evidenze raccolte, con l’obiettivo di individuare possibili miglioramenti.
Il percorso internazionale è stato concepito come un processo progressivo: le attività avviate in Norvegia sono state analizzate e adattate nel contesto bulgaro, per poi essere ulteriormente perfezionate in Italia. Ogni sperimentazione rappresenta quindi un’occasione per verificare l’efficacia delle strategie adottate e rendere lo strumento sempre più accessibile ai diversi profili di studenti.
Le prime due attività del percorso si erano concentrate sulla conoscenza di sé, con particolare attenzione ai punti di forza e alle difficoltà individuali. La terza Lesson Study, realizzata a Orvieto, ha spostato il focus sulla esplorazione degli interessi personali, un passaggio essenziale per aiutare i ragazzi a immaginare possibili direzioni per il proprio futuro.
Un gioco per esplorare interessi e potenzialità

Durante le due giornate, tre gruppi eterogenei di studenti dell’istituto ospitante hanno sperimentato un gioco didattico per l’orientamento, lavorando in gruppo attraverso attività strutturate che favoriscono il confronto, la collaborazione e la scoperta delle proprie inclinazioni.
La dimensione ludica e collaborativa costituisce un elemento centrale della proposta: consente agli studenti di partecipare in modo attivo, esprimere preferenze e idee e confrontarsi con i compagni in un contesto diverso da quello della lezione tradizionale.
Le attività sono state guidate dai docenti dell’IIS Majorana-Maitani, mentre insegnanti norvegesi, bulgari e italiani hanno osservato lo svolgimento della lezione. Il loro compito non era soltanto valutare il funzionamento del gioco, ma soprattutto comprendere come gli studenti interagissero con i materiali, quali difficoltà incontrassero e quali condizioni favorissero una partecipazione più ampia.
Le iniziali esitazioni, dovute anche al fatto che i ragazzi non si conoscevano, hanno rappresentato un primo elemento di osservazione. La timidezza e la difficoltà a prendere l’iniziativa hanno richiesto tempo e attenzione, ma un ambiente strutturato e un accompagnamento discreto hanno progressivamente favorito il coinvolgimento.
L’esperienza ha confermato un principio importante: per promuovere una partecipazione autentica non basta proporre un’attività interessante; occorre anche creare le condizioni perché ciascuno possa sentirsi accolto, rispettato e libero di contribuire secondo le proprie possibilità.
Due profili, due modi diversi di partecipare

L’osservazione ravvicinata di uno dei gruppi ha fatto emergere comportamenti differenti, particolarmente significativi per la riflessione sull’inclusione.
Uno studente inizialmente poco partecipe. Nelle prime fasi dell’attività, lo studente ha mantenuto un atteggiamento riservato, tenendo spesso le mani in tasca e intervenendo prevalentemente quando veniva interpellato direttamente. La sua partecipazione ha offerto l’occasione per riflettere sulla complessità dei comportamenti osservabili: un atteggiamento apparentemente passivo non è sufficiente, da solo, per stabilire il livello di comprensione, interesse o coinvolgimento di un ragazzo.
Lo studente, con dislessia, ha affrontato senza apparenti esitazioni la lettura di un breve testo impaginato con un carattere serif, cioè con grazie. L’episodio costituisce un’interessante osservazione, da interpretare con prudenza: non dimostra che le caratteristiche tipografiche siano irrilevanti per gli studenti con dislessia, ma ricorda che le difficoltà e le preferenze individuali non possono essere dedotte automaticamente da una diagnosi. L’accessibilità richiede attenzione alle esigenze di ciascuno, osservazione e, quando possibile, possibilità di scelta.
Una studentessa che ha progressivamente acquisito fiducia. Un secondo profilo ha mostrato una trasformazione particolarmente significativa. Dopo un iniziale momento di incertezza rispetto alle proprie capacità, la studentessa ha cominciato a partecipare con maggiore sicurezza, arrivando a esprimere idee e risorse creative che inizialmente non sembravano emergere.
Il suo percorso ha messo in luce il valore di un accompagnamento che non anticipa le risposte e non esercita pressioni, ma offre tempo, incoraggiamento e occasioni concrete per sperimentarsi.
I due esempi, pur diversi, richiamano la stessa esigenza pedagogica: non valutare le potenzialità degli studenti sulla base delle prime impressioni, ma predisporre condizioni che consentano loro di esprimersi in modi e tempi differenti.
La riflessione condivisa come strumento di miglioramento

Al termine delle attività, i docenti osservatori si sono riuniti in momenti di debriefing e valutazione collettiva per discutere quanto emerso durante la sperimentazione.
Le osservazioni sui comportamenti, sulle difficoltà incontrate e sulle modalità di partecipazione sono state analizzate con l’obiettivo di individuare gli elementi efficaci e gli aspetti da perfezionare. Il confronto ha permesso di mettere in relazione punti di vista differenti e di trasformare le esperienze osservate in indicazioni utili per la progettazione didattica.
È proprio questo uno degli aspetti qualificanti del Lesson Study: l’attenzione non si concentra sulla prestazione del singolo insegnante, ma sull’apprendimento degli studenti e sulle condizioni che possono favorirlo. La lezione diventa così un oggetto di ricerca condivisa, da comprendere e migliorare attraverso l’osservazione sistematica.
Un ruolo importante è stato svolto dal facilitatore norvegese, che ha coordinato le sessioni con professionalità e uno stile comunicativo informale e rassicurante. La sua conduzione, priva di inutili rigidità, ha contribuito a mantenere un clima di confronto aperto, incoraggiando la partecipazione e la condivisione delle osservazioni.
La dimensione internazionale ha arricchito ulteriormente il lavoro: confrontare pratiche educative maturate in contesti diversi permette di mettere in discussione abitudini consolidate, individuare nuove possibilità e costruire soluzioni che tengano conto della varietà dei bisogni degli studenti.
Orvieto: anche la cultura contribuisce all’incontro

Accanto al lavoro pedagogico, l’accoglienza dell’IIS Majorana-Maitani ha offerto ai partecipanti l’opportunità di conoscere il patrimonio storico e artistico della città.
Il programma ha incluso una visita guidata al Duomo di Orvieto, uno dei più importanti monumenti della città. La visita, condotta da un docente dell’istituto ospitante con competenza e passione, ha suscitato vivo interesse e apprezzamento tra i partecipanti.
Il momento culturale ha rappresentato un’occasione ulteriore per rafforzare le relazioni tra i partner, favorire lo scambio informale e valorizzare il contesto locale come parte integrante dell’esperienza di cooperazione europea.
Coltivare il potenziale di ogni studente

L’esperienza di Orvieto conferma il valore di un percorso nel quale la cooperazione internazionale, la sperimentazione didattica e la riflessione professionale procedono insieme.
The Growth Garden non si limita a sviluppare un gioco per l’orientamento: intende contribuire alla costruzione di una cultura educativa nella quale le differenze individuali siano riconosciute come parte integrante dell’apprendimento e nella quale ogni studente possa trovare strumenti adeguati per comprendere meglio sè stesso e le proprie possibilità.
Il lavoro proseguirà verso la messa a punto di uno strumento di orientamento accessibile e condivisibile, accompagnato da piani di lezione e report che documentino il ciclo di Lesson Study. I risultati saranno messi a disposizione della comunità educativa per favorire la diffusione delle pratiche sperimentate.
La metafora del giardino esprime bene il senso del progetto: non tutti gli studenti crescono nello stesso modo, con stessi tempi o nelle medesime condizioni. Il compito della scuola è creare un ambiente favorevole, offrire sostegni adeguati e riconoscere le potenzialità che ciascuno può sviluppare.
È in questa prospettiva che il progetto Erasmus+ The Growth Garden promuove un orientamento più consapevole, un’educazione più inclusiva e una scuola capace di guardare oltre le difficoltà, per aiutare ogni ragazzo e ogni ragazza a scoprire ciò che può diventare.
